Siete Rom? No, simme ‘e Beri

“Da dodici anni l’Italia è senza governo” disse Luca Cordero di Montezemolo, casualmente proprio il giorno della nascita del Partito Democratico. Se vi è una problematica che gli dà assolutamente ragione è quella dei flussi migratori.

I governi italiani non l’hanno mai affrontata con la serietà necessaria, pendolando fra sanatorie e rigurgiti xenofobi. In parte tutto sembrava risolversi da sé, con la libera circolazione delle persone all’interno dell’Unione Europea, che sanava automaticamente i cittadini dell’Europa orientale, eliminando il rischio della clandestinità per milioni di potenziali immigrati, ovviamente non soltanto verso la Penisola. Per la verità l’UE stessa stava ingarbugliando la matassa, con la prima direttiva Bolkestein (varata dalla Commissione Prodi), che determinò un’anomala congiunzione corporativa fra sindacati e sciovinisti.

La gestione dei flussi migratori è complessa: coinvolge il demografo e l’economista, la pubblica sicurezza e i sindacati, i servizi sociali e i gestori del locativo. In linea di principio, l’immigrato è una risorsa per la società di approdo, soprattutto nella prima ondata, che porta gli elementi migliori. Rimane certamente una risorsa fin tanto che l’economia tira. Quando l’economico si deprime, i problemi d’integrazione si fanno manifesti. Il presupposto di una sana gestione dei flussi migratori è per l’appunto una collegata strategia di integrazione. Su questo i governi italiani sono certamente mancati.

I recenti episodi romani e romeni confermano questo ritardo, con l’aggiunta di due aggravanti: un’accondiscendenza verso l’emotività dell’opinione pubblica e una sorprendente ignoranza in materia. La prima è sintomo di debolezza; la seconda porta dritto all’inidoneità a governare.

Nessuno pretende che il governante sappia distinguere fra Rom, Sinthi e Kalé (ma sarebbe meglio lo sapesse, perché i nomadi in Alta Italia non sono tutti Rom: molti sono affini ai manouches di Francia, e la loro lingua è… il piemontese!), ma deve saper distinguere fra cittadinanza ed etnia. Molti zingari hanno passaporto romeno, ma non tutti i romeni sono zingari. E gli zingari sono un fenomeno conosciuto in Italia ormai da secoli. Così un problema di integrazione sociale presente da sempre sulla Penisola è tralignato in una reazione xenofoba che comporta rischi sul piano dei rapporti internazionali.

E’ compito del buon governo prevenire gli stati emotivi e non cedere agli stereotipi: altrimenti tutti gli islamici sarebbero terroristi (e naturalmente tutti qui da noi), tutti i brasiliani sarebbero viados (e naturalmente tutti qui da noi), tutti quegli altri dei malandrini (e naturalmente tutti qui) e via di questo passo.

E’ compito del buon governo in democrazia tener presente tutte e tre le istanze fondamentali della società: il bisogno di sicurezza, il bisogno di libertà, il bisogno di solidarietà sociale. Solo in stato d’assedio uno dei tre prevale su tutti. E a chi giova lo stato d’assedio?

Valerio Ari

2007 11 05

One Response to “Siete Rom? No, simme ‘e Beri”

  1. Titolo divertente :)
    Credo che comunque il fenomeno dell’immigrazione vada visto con la massima priorità, soprattutto con regole meno umilianti per gli italiani, la maggior parte dei risentimenti degli italiani sono dovuti anche e non solo al fatto che gli immigrati godono di una più sensibile attenzione da parte dello stato, e non si tratta di semplice sensazione ma di fatti concreti, oltre al fatto che i flussi vanno regolati e meglio controllati.

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