Dicebamus externa die che saremmo tornati sull’argomento a liste consegnate. Siamo grati alla macchina organizzativa veltroniana per aver chiuso e blindato per prima le liste dei propri candidati: il che ci consente le prime considerazioni.
Il più forte componente italiano (anche se transnazionale) dell’ELDR scalpita: nel rapporto con il Partito Democratico i radicali avvertono il sapore allappante della turlupinatura. Così ci informano Pannella e Bonino, nella conferenza stampa di questa sera:
Pannella, seduto in conferenza stampa accanto ad Emma Bonino, ripercorre a ritroso le tappe che hanno portato all’intesa con il Pd: “Avevamo chiesto – spiega – di poter presentare una lista radicale con Emma Bonino in modo da continuare il lavoro che avevamo fatto in questi mesi, ma ci hanno detto di no, e noi per la prima volta non andremo con la nostra bandiera. Abbiamo subito e abbiamo detto d’accordo, non ci presentiamo”.
Il secondo ‘no’ aggiunge Pannella è arrivato con la scelta dei nomi: “Dal Pd ci hanno detto ‘no, Marco no’, e poi D’Elia? Per carità. Un assassino. Io ricordo invece che il volto della moratoria contro la pena di morte è proprio quello di Sergio D’Elia. Ci hanno poi detto di mettere più femminucce – aggiunge Pannella – visto che non c’erano”.
Raggiunto quindi l’accordo, aggiunge ancora Pannella “noi vogliamo che si rispetti e che i nove nomi siano messi in posizioni privilegiate. Se sono otto – ribadisce – il patto è tradito”. Il leader radicale spiega di aver “ricevuto un una telefonata da un esponente del Pd del Nord-est che ci ha detto che per la Coscioni in Friuli non ci sarebbe stato nulla da fare. Quindi – sottolinea ancora – siamo già ad otto”. Pannella racconta poi di un’altra telefonata dal loft del Pd, “il sottobotteghino”, in cui “ci dicevano che anche per Mecacci, quinto nella circoscrizione Lazio 2, non c’era nulla da fare. Stesso discorso per Elisabetta Zamparuti in Basilicata. Da nove – ribadisce ancora – siamo già a meno tre”.
A chiedere il rispetto rigoroso dell’accordo ci pensa anche Emma Bonino: “Ieri ho cercato di mettermi in contatto con Franceschini e Veltroni ma, evidentemente, erano molto occupati.”
“Il nostro messaggio – ribadisce – è chiaro: i patti vanno rispettati”. Parlando poi della sua candidatura, Bonino aggiunge: “La mia candidatura in Piemonte non la ritengo utile e certo la scelta di Bobba per il Senato non facilita”. “Oggi – conclude – chiedo una cosa semplice: ci hanno fatto un’offerta e noi l’abbiamo accettata, ora si rispetti”.
Mentre sale la tensione fra i radicali e il PD, un’anima laicamente pia ci informa che Tutte le associazioni repubblicane organizzate aderenti al Pd si riconoscono ormai nella componente organizzata Liberal del Pd, promossa a livello nazionale da Enzo Bianco, insieme a Zanone, Passigli, Manzella, Maccanico, ecc.
Le iniziative di singoli esponenti ex-Mre non sono riconducibili ad una strategia di presenza e di contributo programmatico dlela nostra cultura politica al Partito Democratico, ma semplicemente all’affermazione di carriere personali. I repubblicani del Pd che invece intendono fare politica sono tutti dentro la componente Liberal Pd.
Dal comunicato deduciamo che, secondo gli ex PRI già diessini e/o margariti, i vari Quero, Ginocchietti, Tupone eccetera, cioè gli emmeristi che hanno aggiunto la seconda targa (e sì, di natiche il corpo umano ne ha due) che sembra quella di Padova, non sarebbero che degli arrampicatori. Inoltre deduciamo i nomi dei capi del rivolo correntizio repubblicano, nell’alveo torrentizio “liberal” (che in Inghilterra ha altro significato, rispetto all’Italia; come del resto “radical” negli USA significa tutt’altro che in Italia). E sempre grati a Bettini e Soro, gran compilatori di liste piddine a tempo di primato, notiamo che nessuno dei cinque “promotori nazionali” tornerà in Parlamento.
Mentre la continuità parlamentare del repubblicanesimo di sinistra passato fra due setacci resta affidata a non meglio identificati “eccetera”, apprendiamo che il deputato MRE uscente Adriano Musi è dodicesimo nella lista per il Senato in Campania (dove si danno per “sicuri” soltanto i primi nove) e che l’europarlamentare MRE Luciana Sbarbati è terza nella lista per il Senato in Sardegna (dove si danno per “sicuri” soltanto i primi due).
Mentre il MRE si appresterebbe a uscire dal Parlamento nazionale, apprendiamo altresì che un altro “campano” (e postrepubblicano), Giuseppe Ossorio, è in lista per la Camera, scalato di due posizioni oltre le prime dieci “sicure”.
Al di là della sagacia milanese del mio defunto padre (i voti se cunten quan che inn denter el sac) le (semi)componenti laiche del PD stanno marciando a lunghi passi verso l’extraparlamentarità. L’ELDR non avrà nessun eletto fra i piddini, salvo qualche radicale, se riescono a ricucire lo strappo; i soli più che probabili sono gli apparentati dell’Italia dei Valori.
Se si considera che il quarto membro italiano dell’ELDR (il PRI) sarà totalmente assorbito nella destra berlusconiana, l’anomalia tutta italiana si completa: il terzo partito europeo non ha referenti nella Penisola.
Che i partiti storici scompaiano, è possibile; che con essi scompaia una importante fetta di europeismo e di laicismo, è assai pericoloso. Noi orfani dell’ELDR non voteremo per Veltroni premier, e di conseguenza per nessuno di coloro che, per ingenuità o per opportunità (non sempre per opportunismo), si troveranno nell’area piddina. Voteremo a sinistra; per chi, lo decideremo fra una settimana.
Valerio Ari
2008 03 04
Postato in: Politica interna
Il dramma dei laici è sempre stato quello di non sapersi o volersi coordinare. Il risultato è che, mentre oggi il PD si costruisce un profilo credibile attingendo a piene mani alle ricette de riformismo liberale, a chi queste idee le ha sostenute con coerenza da sempre in condizioni minoritarie viene negata l’agibilità politica.