Il percorso di Autonomia repubblicana

Ci separa quasi un anno dalla decisione del Movimento Repubblicani Europei di divenire una corrente veltroniana provvisoramente esterna al Partito Democratico, decisione cui si oppose la mozione “Autonomia repubblicana”. Ci separano pochi mesi dal prossimo appuntamento elettorale: quello per il Parlamento Europeo. In questo quasi biennio non ancora finito l’elemento più rilevante nella politica italiana è il fallimento dell’Unione ovvero, di converso, la rivincita del berlusconismo.

Il fallimento dell’Unione si è consumato in due atti: la caduta del governo Prodi e l’uscita dal Parlamento di tutta l’area a sinistra del partito di Veltroni. La defenestrazione dell’Arcobaleno ha favorito il PD, evitandogli una sconfitta e consentendogli di monopolizzare l’opposizione a Berlusconi. Ma appunto il successo del PD, in termini di seggi, è maturato sull’esclusione delle sinistre classista, ecologista, postsocialista, e non contendendo consensi al centro e sottraendoli all’avversario vero. Di questo virtuale successo hanno profittato gli alleati che avevano accettato le condizioni di Veltroni: in larga misura il movimento di Antonio Di Pietro, ma anche il Partito Radicale e il MRE. Continua a leggere

Il fallimento annunciato della sinistra italiana

di Paolo Arsèna.

Inutile negarlo. Guardiamoci attorno, e vediamo un’Italia a due facce.
A destra, la faccia felice: unita, motivata, speranzosa, dedita a governare con maggiore esperienza e consapevolezza rispetto ai flop del passato, sia propri che della parte avversa.
A sinistra, la faccia depressa e sgomenta. L’Italia che non ha futuro, che non ci crede, che sente il peso della propria impotenza. Divisa, ondivaga, in parte arroccata nella critica sterile e ad oltranza, in lotta per una rivincita impossibile o per un’esistenza negata.
La lunga guerra l’ha vinta la destra. La sinistra l’ha persa e sente l’odore della sconfitta letale. Perché è giunta al capolinea, al suo totale fallimento. Continua a leggere

Partito democratico, non neutro!

di LUCIANA SBARBATI

Articolo pubblicato su Europa, pag 9, venerdì 6 giugno 2008

Dopo la sconfitta elettorale, realisticamente prevedibile, al di là delle speranze riaccese dall’entusiasmo di una campagna giocata più sul confronto sulle persone che non sui temi, nel quale Walter Veltroni sembrava essere in vantaggio, è ora che il Pd decida sul serio cosa fare da grande.
L’accordo elettorale tra Berlusconi e Veltroni ha oramai prodotto una semplificazione del quadro politico oltre l’immaginabile. Continua a leggere

Il dietro-front di Veltroni

Veltroni: “Ora costruiamo un nuovo centrosinistra” di GIOVANNA CASADIO

Non è stata una semplice chiacchierata tra amici quella tra Walter Veltroni e Claudio Fava ieri al Loft, la sede del Pd. Tra il segretario dei Democratici e il neo coordinatore della Sinistra democratica si è parlato di alleanze e di dialogo per costruire “un nuovo centrosinistra”. Sono state gettate le basi di un’intesa politica, è stato deciso anche un “patto di consultazione”. La novità ha eccitato gli animi sia nella Sinistra, ormai extraparlamentare – Nichi Vendola si è subito detto contrario – che tra gli stessi piddì. Per il partito riformista che ha fatto della vocazione maggioritaria la propria bandiera, è arrivato il momento del cambio di passo?

Veltroni parla piuttosto di “una nuova fase di lavoro”. Ci si muove nella prospettiva delle alleanze, una volta consolidato il baricentro riformista, cioè il Pd. Fava al termine dell’incontro commenta: è “la fine dell’autosufficienza proclamata e declamata” dai Democratici. Continua a leggere

“Si salvi chi può”: il PD già alla frutta!

Come sappiamo, fra i partiti di plastica, gli itagliani hanno scelto quello originale, quello dei nani e ballerine, delle mare carfagne e dei calderoli. Il suo triste contraltare di centrosinistra, la comunione cattocom dipinta a nuovo, ma senza nemmmeno una mano di antiruggine sotto, inizia già a dare segni di precoce decadimento a meno di sei mesi dalla nascita e si avvia verso una triste ed ingloriosa fine politica. Ci sarebbero fiumi di parole per analizzare tutte le condizioni e le circostanze ed i motivi sui “perchè” (da noi ampiamente anticipati da circa tre anni a questa parte) invece vogliamo solo limitarci alla sintetica cronaca e lasciare ad ognuno di voi il giudizio.

SALERNO LASCIA IL P.D.
Francesco Salerno lascia il Partito Democratico LETTERA APERTA AL P.D. Continua a leggere

E’ Bossi il vero vincitore

La vittoria di Berlusconi nelle elezioni in Italia era largamente prevista. Facilmente prevedibile era anche il drenaggio di voti a sinistra da parte di Veltroni, che puntava ad un PD egemone dell’opposizione, in caso di sconfitta. Non era stato previsto che l’egemonia diventasse monopolio. Il risultato è andato oltre le aspettative. Così l’Italia si ritrova non con un bipartitismo nefasto erede del bipolarismo, ma con un monopartitismo a sinistra e una situazione composita a destra.

Ormai un italiano di sinistra che volesse far politica nelle istituzioni, potrebbe soltanto immettersi e/o sottomettersi nel PD; anche se i radicali continueranno a gestire in proprio una ONG transnazionale e pure Di Pietro potrebbe ripensarci sul gruppo unico coi piddini. A destra invece, soprattutto in Alta Italia, si può scegliere fra un piccolo partito cattolico destinato a crescere (se riesce ad afferrare la propria identità storica), il populismo utile per far carriera e infine la Lega, tornata ai livelli del 1994. Continua a leggere

L’UAAR e le elezioni politiche 2008

Con piacere ospitiamo sul nostro foglio un’analisi fatta dall’UAAR dei programmi dei partiti candidati alle elezioni, sul tema della laicità:

Elezioni 2008 e laicità
I cittadini e le cittadine italiane saranno chiamate a esprimere il proprio voto il 13 e 14 aprile prossimi. Come già nel 2006, l’UAAR ha esaminato i programmi delle forze politiche che si sono candidate a dirigere il Paese e ne ha estrapolato i passaggi significativi da un punto di vista laico o religioso.

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