Dal Baltico il rischio di una crisi europea

Le tre repubbliche baltiche, recenti acquisti per la NATO e recentissimi per l’Unione Europea, sono poco conosciute dai politici occidentali. L’Estonia conta un milione e mezzo di abitanti, la Lettonia un paio e la Lituania è praticamente la somma delle precedenti: tre milioni e mezzo. Benché tutte e tre piccole e quasi equivalenti per superficie e clima, le repubbliche baltiche presentano notevoli differenze.

La Lituania è l’unico Paese cattolico: l’80% della popolazione è lituana e cattolica, il 10% polacco e cattolico; resta un 10% di russi e ortodossi, sostanzialmente tutti integrati e in gran parte assimilati. In Estonia e Lettonia la maggioranza è luterana, ma vi sono fortissime minoranze russe (fra il 30 e il 40% in entrambi i Paesi), la cui integrazione è difficoltosa, soprattutto in Estonia. La differenza è dovuta in parte alla distribuzione demografica: in Lettonia i russi sono concentrati nelle due maggiori città, mentre in Estonia la loro diffusione investe non solo i grandi centri urbani. Ma in gran parte il problema nasce dalle leggi sulla lingua, che stanno discriminando i russi, secondo una recente protesta del Consiglio d’Europa, cui si aggiungerà presto un monito della stessa Unione Europea. Il problema dei russofoni è sfruttato da Mosca come battaglia per i diritti umani, ma soprattutto per ridefinire i rapporti con l’UE.

Economicamente l’Estonia sembra ormai una provincia finlandese d’oltremare. Mercé di nuovo la lingua (finnico ed estone sono affini, come spagnolo e italiano)  la piccola repubblica si è agganciata soprattutto alla parte più orientale del mondo scandinavo. La Lettonia è praticamente una città-stato anseatica: metà della popolazione vive a Riga, la capitale sul Baltico che i sovietici avevano trasformato nel loro principale porto commerciale, riservando a Leningrado il ruolo turistico e a Kaliningrad quello militare.

Più complessa la situazione lituana: il Paese l’anno scorso ricevette due colpi pesanti dall’UE. Prima di tutto il rifiuto all’ingresso nell’area euro: un traguardo importante per il governo lituano, che aveva guidato una crescita del PIL sul 7-8% (come per l’Estonia) contenendo l’inflazione sotto il 3% (meno della metà dell’inflazione estone), cioè quasi strozzando l’economia. Il secondo colpo venne dall’accordo per il gasdotto in acque extraterritoriali nel Baltico: un accordo diretto e in extremis tra la Germania di Schröder e la Russia di Putin, che taglia fuori i lituani, oltre che porre serissimi problemi di impatto ambientale (ma Joschka Fischer dov’era?).

La Lituania puntava a un accordo a tre, con un gasdotto che attraversasse il suo territorio: non soltanto per avere più peso politico o incentivi economici in rapporto alla costruzione, ma anche perché si profila una crisi energetica senza precedenti, divenendo la Lituania a breve un importatore netto. Infatti dall’URSS la Lituania ha ereditato la più grande raffineria di petrolio e la più grande centrale nucleare del nord-ovest sovietico: la seconda tuttavia chiuderà l’ultimo reattore dal 2009, e quindi non rimarrà alternativa all’importazione di energia.

Un terzo regalo (avvelenato) dell’epoca sovietica è la Prussia orientale, l’unico enclave nell’ambito dell’UE, abitato quasi soltanto da russi e dipartimento moscovita. La Lituania è dunque anche un corridoio fra due territorj russi.

L’evoluzione dell’area dipende dall’andamento dei rapporti fra Russia e UE, in particolare fra Russia e Germania, e fra Russia e NATO. L’Estonia e, in misura minore, la Lettonia sono ormai al centro di un contenzioso per i rapporti con le minoranze russofone; la Lituania è in una posizione geografica strategicamente pericolosa.

Questi Paesi, e in particolare la Lituania, meritano attenzione e investimenti. E’ necessaria una strategia economica per il Baltico, come per il Mediterraneo. Senza questa strategia, la tensione geopolitica continuerà a lievitare proprio in quell’area.

Valerio Ari

2007 11 12

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Una Risposta

  1. WIKILEARKS ACCENDE LA LUCE DELL’ UNIVERSO INTERNETTIANO SULL’ AGIRE DEI POLITICI: NELL’ ERA INTERNETTIANA SARA’ PRASSI QUOTIDIANA.
    Di francesco miglino

    Per la prima volta nella storia, ogni abitante della terra può conoscere la qualità, le ambizioni, gli intrighi, i piani di aggressione, le patologie di personaggi politici che dirigono nazioni ed a cui sono affidate le sorti della nostra convivenza civile. Ciò c’ induce a sentirci partecipi della sorte del pianeta ed a intervenire attivamente nel nostro sociale affinchè le mire predatorie e guerrafondaie, che oggi conosciamo, siano smussate e risolte con mediazioni razionali e possibili.

    L’ empatia internettiana collaudata in rete ci consente di prefigurare una comunità umana senza le animalesche pulsioni verso altri popoli da sottomettere e a considerare che nell’ era internettiana i nemici comuni da debellare insieme sono la fame, l’analfabetismo, le malattie, la rapacità dei potentati finanziari, l’avversione al progresso di interessi precostituiti, la lotta contro coloro che devastano l’ ambiente.

    L’ azione chiarificatrice di WIKILEAKS sarà prassi quotidiana nell’ era internettiana, ove la trasparenza su progetti da realizzare sarà auspicata proprio da quei politici che si propongono agli abitanti dell’ universo internettiano esclusivamente per le proprie capacità e i propri meriti nella concreta realizzazione del nuovo mondo.

    Sono antistoriche, pericolose ed inaffidabili la attuali classi politiche troppo spesso al potere per asservimento a potentati finanziari, per intrighi, corrruzioni con danaro pubblico, lapidazioni simboliche e diffamatorie, amplificate dai media, verso gli avversari, le stesse avvezze a giurare su promesse demagogiche per poi disattenderle beffando l’ elettorato.

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