Il percorso di Autonomia repubblicana

Ci separa quasi un anno dalla decisione del Movimento Repubblicani Europei di divenire una corrente veltroniana provvisoramente esterna al Partito Democratico, decisione cui si oppose la mozione “Autonomia repubblicana”. Ci separano pochi mesi dal prossimo appuntamento elettorale: quello per il Parlamento Europeo. In questo quasi biennio non ancora finito l’elemento più rilevante nella politica italiana è il fallimento dell’Unione ovvero, di converso, la rivincita del berlusconismo.

Il fallimento dell’Unione si è consumato in due atti: la caduta del governo Prodi e l’uscita dal Parlamento di tutta l’area a sinistra del partito di Veltroni. La defenestrazione dell’Arcobaleno ha favorito il PD, evitandogli una sconfitta e consentendogli di monopolizzare l’opposizione a Berlusconi. Ma appunto il successo del PD, in termini di seggi, è maturato sull’esclusione delle sinistre classista, ecologista, postsocialista, e non contendendo consensi al centro e sottraendoli all’avversario vero. Di questo virtuale successo hanno profittato gli alleati che avevano accettato le condizioni di Veltroni: in larga misura il movimento di Antonio Di Pietro, ma anche il Partito Radicale e il MRE. Continua a leggere

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E’ Bossi il vero vincitore

La vittoria di Berlusconi nelle elezioni in Italia era largamente prevista. Facilmente prevedibile era anche il drenaggio di voti a sinistra da parte di Veltroni, che puntava ad un PD egemone dell’opposizione, in caso di sconfitta. Non era stato previsto che l’egemonia diventasse monopolio. Il risultato è andato oltre le aspettative. Così l’Italia si ritrova non con un bipartitismo nefasto erede del bipolarismo, ma con un monopartitismo a sinistra e una situazione composita a destra.

Ormai un italiano di sinistra che volesse far politica nelle istituzioni, potrebbe soltanto immettersi e/o sottomettersi nel PD; anche se i radicali continueranno a gestire in proprio una ONG transnazionale e pure Di Pietro potrebbe ripensarci sul gruppo unico coi piddini. A destra invece, soprattutto in Alta Italia, si può scegliere fra un piccolo partito cattolico destinato a crescere (se riesce ad afferrare la propria identità storica), il populismo utile per far carriera e infine la Lega, tornata ai livelli del 1994. Continua a leggere

L’UAAR e le elezioni politiche 2008

Con piacere ospitiamo sul nostro foglio un’analisi fatta dall’UAAR dei programmi dei partiti candidati alle elezioni, sul tema della laicità:

Elezioni 2008 e laicità
I cittadini e le cittadine italiane saranno chiamate a esprimere il proprio voto il 13 e 14 aprile prossimi. Come già nel 2006, l’UAAR ha esaminato i programmi delle forze politiche che si sono candidate a dirigere il Paese e ne ha estrapolato i passaggi significativi da un punto di vista laico o religioso.

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Verso il 13 Aprile: il voto dei laici progressisti

Il 10 marzo, cioè ieri, era l’anniversario della morte di Mazzini e la scadenza per la consegna delle candidature al nuovo Parlamento e alla Presidenza del Consiglio. Da due candidati a Palazzo Chigi nel 2006 si passa a oltre due dozzine, a quanto pare. Il bipolarismo sta agonizzando, mentre non si sa ancora cosa nascerebbe al suo posto. Continua a leggere

Gli orfani dell’ELDR – 2

Dicebamus externa die che saremmo tornati sull’argomento a liste consegnate. Siamo grati alla macchina organizzativa veltroniana per aver chiuso e blindato per prima le liste dei propri candidati: il che ci consente le prime considerazioni.

Il più forte componente italiano (anche se transnazionale) dell’ELDR scalpita: nel rapporto con il Partito Democratico i radicali avvertono il sapore allappante della turlupinatura. Così ci informano Pannella e Bonino, nella conferenza stampa di questa sera: Continua a leggere

I guerriglieri di Cristo Re all’assalto dei radicali che inquinano la purezza cattolica del PD-Partitus Dei

COME SI FA A NON PARLARE DI TEMI ETICI? Leggo sull’“Avvenire” che a Roma, «si terrà un convegno dei cattolici del Partito democratico». Quindi nel Pd c’è una corrente cattolica in cui si ritrovano i teodem della Binetti e Bobba, i popolari di Marini e Fioroni, i neocattolici di Rutelli allarmati dal fatto che le liste ospitano nove radicali e soprattutto il professor Veronesi. Rosy Bindi ha dichiarato che «i radicali, se fossero coerenti, non dovrebbero candidarsi».

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Gli orfani dell’ELDR – 1

E’ ormai certo che alle prossime elezioni politiche non parteciperà nessuna lista direttamente ed esclusivamente riferibile al partito europeo dei liberali democratici e riformisti. Né il MRE di Luciana Sbarbati né il Partito Radicale saranno presenti con il proprio simbolo; e neppure quel che resta, o tenta di risorgere, delle antiche sigle PRI e PLI. Dei partiti europei, l’ELDR sarà l’unico assente nella competizione: e pensare che al Parlamento Europeo è il terzo in ordine di grandezza…

Per chi voteranno dunque i laici di scuola repubblicana? Continua a leggere