Il Kosovo torna a essere Dardania

Gli antichi romani chiamavano Dardania l’attuale Kosovo, e Ulpiana l’attuale capoluogo Prishtina. La provincia rimase in occidente, nella divisione teodosiana del 395, mentre l’Epiro (oggi Albania) fu assegnato all’occidente. Pertanto la Dardania restò collegata alla chiesa romana per tutto il medio evo e oltre: nel 1054 non aderì allo scisma d’oriente, al contrario dell’Epiro. Questa distinzione dura tutt’oggi, nonostante il succedersi di popoli, di lingue e di fedi religiose: gli albanofoni della Dardania sono diversi da quelli di Albania, e non nascerà mai una grande Albania, estesa dal Sangiaccato alla Sicilia… Continua a leggere

Se il Belgio si disintegrasse…

Perché il Belgio va alla deriva, senza governo sei mesi dopo le elezioni? Non è certo l’unico stato multilingue d’Europa, né l’unico ad aver subito il trauma della perdita di un impero coloniale. Inoltre, ha radici uniformi nella cultura, dalla religione alla gastronomia: dovrebbe star meglio della Svizzera, dunque. Continua a leggere

Dal Baltico il rischio di una crisi europea

Le tre repubbliche baltiche, recenti acquisti per la NATO e recentissimi per l’Unione Europea, sono poco conosciute dai politici occidentali. L’Estonia conta un milione e mezzo di abitanti, la Lettonia un paio e la Lituania è praticamente la somma delle precedenti: tre milioni e mezzo. Benché tutte e tre piccole e quasi equivalenti per superficie e clima, le repubbliche baltiche presentano notevoli differenze. Continua a leggere

Prospettive geopolitiche dell’ex URSS – 1

György Nanovfszky è stato ambasciatore dell’Ungheria per otto anni a Mosca nell’ultimo decennio del secolo scorso. In precedenza era stato diplomatico presso la CNUCED a Ginevra, e successivamente ambasciatore in estremo Oriente. Questo contributo proviene dalla sua lezione al seminario di geopolitica tenutosi in Svizzera nell’agosto 2007. Si ringrazia la scuola internazionale KCE di La Chaux-de-Fonds per la cortese concessione.

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Blocher polarizza l’attenzione e vince

La particolare condizione istituzionale della Svizzera aiuta ad ammorbidire le conseguenze del voto di domenica scorsa. Il governo (detto Consiglio Federale) infatti non consiste della sola maggioranza, ma dei quattro partiti che hanno ottenuto più voti: bloccato su sette membri, secondo la formula 2+2+2+1. Pertanto sarà ancora formato da conservatori-populisti, socialisti, democristiani e liberali-radicali. Ne resteranno fuori ancora una volta i verdi. Continua a leggere

Un’anomalia politica in più

L’idea o progetto del “Partito Democratico” (PD) si configura come un’ulteriore anomalia della politica italiana, rispetto alla realtà europea.

In Europa orientale, dall’Estonia alla Bulgària, una fusione di postcomunisti e postdemocristiani non sarebbe minimamente pensabile.

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La sfida europea per le sinistre italiane

L’anno 2005 è stato uno dei peggiori nella storia dell’unificazione europea, contrassegnato dal naufragio del trattato costituzionale. L’opinione pubblica europea ha chiaramente avvertito la portata del disastro referendario franco-olandese, ma non ha compreso la gravità del fiasco di dicembre, a chiusura del semestre di presidenza britannica.

In gran parte codesta incomprensione è merito di un’informazione distorta. “L’Europa si salva dal disastro”, intitolavano i giornali, quando avrebbero dovuto scrivere: “L’Europa retrocede”.

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